Cerco i miei fratelli”: ritiro di fine anno accompagnati dal patriarca Giuseppe.

 

“Cerco i miei fratelli”: questo è stato il tema del ritiro di fine anno della fraternità Tenda di Davide, tenutosi l’1 e 2 luglio scorso presso il centro di spiritualità “Le Sorgenti” a Lecce.

La storia di Giuseppe, il più piccolo dei figli di Giacobbe (Gen 37, 1ss), è stata l’occasione per scoprire le similitudini che si possono intravedere tra la nostra vita ed il racconto biblico e riflettere sulla vocazione, elezione e missione di ciascuno di noi.

Sia pure nella consapevolezza dell’amore del Padre (“Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli…..e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche” Gen 37,3), ognuno ha in sé una vocazione profonda, quella di cercare e trovare i fratelli che il Signore ha posto al proprio fianco (“«Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni ti voglio mandare da loro». Gli rispose: «Eccomi!»Gen 37,13b).

Questo può voler significare anche abbandono, sofferenza, rifiuto, ogni qualvolta sentimenti umani prendono il sopravvento nella vita quotidiana. Ma in tutte le vicende della sua vita, abbiamo scoperto che proprio la fedeltà che Giuseppe ha manifestato al progetto di Dio (“ ..la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse «Unisciti a me!» Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone:…..«come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?» Gen 39,7b-8a e 9b), la sua umiltà provata attraverso il crogiuolo dell’umiliazione ( “..egli rimase in prigione. Ma il Signore fu con Giuseppe, gli conciliò benevolenza e gli fece trovare grazia agli occhi del comandante della prigione.” Gen 39,20b-21), il suo completo abbandono nelle mani di chi può tutto, gli ha permesso di salvare se stesso e la propria famiglia realizzando il progetto di Dio (“Allora Giuseppe disse ai fratelli: «Avvicinatevi a me»”. Si avvicinarono e disse loro: «Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l’Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita».” Gen  45,4-5).

E’ stato anche interessante provare ad identificarsi con “i fratelli di Giuseppe” e scoprire come dinanzi alle proprie infedeltà, ai propri limiti o alle proprie miserie, solo l’amore di un fratello può salvare, poiché : “ La vita dell’uno è legata alla vita dell’altro!” (Gen 44, 30c).

Abbiamo, per finire, compreso che l’unica ragione, quella vera per cui ha senso la nostra vocazione e missione, la motivazione del nostro stare e rimanere insieme, ciò che muove la nostra vita è essenzialmente l’amore del Padre e il fatto di essere figli dello stesso Padre.

 

I vari momenti del ritiro, catechesi, condivisione, adorazione o anche i semplici momenti di fraternità sono stati, pertanto, l’occasione per riscoprire la portata ma soprattutto la bellezza di quell’alleanza che ogni anno viene rinnovata: patto d’amore con Dio, in Dio e per Dio insieme ai fratelli.

 

 

 

                                                                                                          Giuseppe De Matteis