Buon Natale di Gesù
Riflessioni di Salvatore Martinez

La beata Teresa di Calcutta scrisse un giorno: “L’amore è frutto di stagione in ogni tempo. Siamo come un tralcio autentico e fruttifero della vite che è Cristo. Accettando Gesù nelle nostre vite Lui si dà a noi: come Verità che si deve dire, come Vita che si deve vivere, come Amore che si deve amare. Nell’ora della morte, quando ci troveremo faccia a faccia con Dio, saremo giudicati sull’amore: su quanto abbiamo amato! Non su quanto abbiamo fatto, ma su quanto amore abbiamo messo in quello che abbiamo fatto” .

È decisivo per noi cristiani cogliere in ogni Natale che viene una esplicita “richiesta d’amore”, una “corrispondenza d’amore” a cui Gesù c’invita. Con l’effusione dell’amore di Gesù nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito Santo (cf Rm 5, 5), la fede ha acquisito capacità sorprendenti e soprannaturali: l’uomo, infatti, unendosi al Figlio di Dio diviene un essere nuovo, capace della potenza divina. “Se uno ama Dio, egli infonde in lui il proprio amore. Una volta che l’uomo ha creduto in lui, Dio gli dona la fede del cielo e l’uomo diventa un altro” (Macario il Grande). È qui racchiusa la grandezza dell’amore cristiano, di cui il Natale viene ancora a parlarci. Gesù non ne ha fatto mistero: ha fatto di tutto per essere creduto; ha fatto di tutto per rendere credibile il Suo amore.

Ha manifestato e sempre manifesta un solo desiderio: che gli uomini “credano”; che il suo amore divino sia accolto da ogni uomo. “Tu credi in me?” (Gv 9, 35) chiese Gesù al cieco nato. “Perché non volete credere alle mie parole?” (cf Gv 5, 47) era la preoccupazione più ricorrente di Gesù dinanzi alla gente del tempo che lo avversava. “Chi crederà in me sarà salvo” (cf Gv 3, 18) disse Gesù a Nicodemo, rivelandogli la sua natura divina che sorpassa ogni intelligenza umana. L’amore si è incarnato perché Dio non apparisse più tanto lontano e insensibile da risultare incredibile. Eppure, da duemila anni, quante maschere di menzogna il mondo continua a porre sul volto di Cristo, così da renderlo irriconoscibile e pertanto non credibile.

Per noi non si è incarnato un Dio vendicativo, che punisce i peccatori, che infligge sofferenze. Gesù è l’uomo dei dolori, l’amico dei peccatori, di ogni uomo. Sa ben compatire le afflizioni umane. È l’amore: cura e risana le ferite, non le infligge.

Per noi non si è incarnato un Dio tiranno, che domina togliendo la libertà. Gesù è un Bambino povero, un Crocifisso disarmato, l’Uomo “libero dalla libertà liberante”. Fa discendere la libertà dalla verità, perché l’uomo non muoia schiavo del proprio egoismo ergendosi a Dio di se stesso e degli altri. È l’amore: non conosce il male, lo ha vinto e ha insegnato che da tutti può essere vinto.

Per noi non si è incarnato un Dio qualunquista, che mal sopporta le richieste degli uomini, preoccupato delle “cose celesti” e incurante della vicende terrene. Gesù è il Dio con noi, Colui che ha fermato il tempo rendendolo “eterno presente”. Chiama per nome, si lascia avvicinare da tutti e non resiste al fascino di chi non conta nulla, di chi non ha più nulla. È l’amore: non conosce il proprio interesse, né l’indifferenza, perché vuole solo il bene dell’uomo.

Sant’Anselmo d’Aosta, dottore della Chiesa e grande mistico, compose un giorno questa preghiera dinanzi al “mistero di Gesù” che si fa uomo: “
Fa, o Signore, che ti possa cercare desiderandoti e ti possa desiderare cercandoti; che ti possa trovare amandoti e ti possa amare trovandoti“.

Il “Vangelo della vita”, novità sorprendente

Con il Natale di Gesù, lo Spirito Santo apre ancora una volta i sigilli del “Vangelo della Vita”. Nell’Enciclica di Giovanni Paolo II sul valore della vita, “Evangelium Vitae”, leggiamo: “Gesù è l’unico Vangelo: noi non abbiamo altro da dire e da testimoniare. Egli infatti è‘il Verbo della vita’ (1Gv 1, 1) e in Lui‘la vita si è fatta visibile’ (1 Gv 1, 2). Questa stessa vita, grazie al dono dello Spirito, è stata comunicata all’uomo. Illuminati da questo “Vangelo della Vita”, sentiamo il bisogno di proclamarlo e di testimoniarlo nella novità sorprendente che lo contraddistingue” (E.V., 80).

Di quale “novità“ parla il Papa e cosa rende il Vangelo “sorprendente“, così da superare ogni aspettativa umana? L’amore apparso con Gesù Cristo ha la sua irripetibile prototipicità nell’avere un lato visibile, un lato udibile e un lato invisibile.

Un lato visibile: l’amore si è fatto carne, ha fattezze umane, è un corpo che senza conoscere colpa ha condiviso la nostra natura. ConoscerLo e seguirLo significa entrare in questa relazione vitale.

Un lato udibile: l’amore si è fatto Parola, un linguaggio prima mai udito, una lingua vera che rivela come l’impossibile si renda possibile. AscoltarLo e obbedirGli rende partecipi del Suo potere.

Un lato invisibile: l’amore è il moto dello Spirito Santo; dallo Spirito derivano sentimenti, emozioni, ragioni ed espressioni che nessuno spirito umano potrebbe mai emulare.

La persona di Gesù, allora, è il lato
visibile, udibile e invisibile del Vangelo. Una Persona viva, che con ogni Sua venuta ci riconsegna “il Vangelo della Vita”.

”Alziamoci dunque con coraggio: il gallo sveglia coloro che dormono, richiama i sonnolenti, rimprovera quanti rinnegano la fede”. Con le parole di questo Inno del Mattino, S. Ambrogio ci esorta a “spalancare gli occhi”: il canto del gallo annunzia un nuovo giorno in cui tutto si ridesta alla vita; ricomincia, come nuova, la vita del cristiano. È Natale, il “nuovo giorno”, in cui la vita si fa eterna e il Paradiso invade la terra. Nessuno rimanga escluso da questo “giorno”; nessuno sottragga la propria vita alla grandezza di questo mistero. “Non è la vita che sia breve; siamo noi che ce la rendiamo tale“ (Seneca, De brevitate vitae). Non sia così per noi che abbiamo imparato a “gustare il dono celeste” (Eb 6, 5), per noi che vogliamo fare delle parole dell’apostolo Paolo la ragione della nostra vita: “Per me il vivere è Cristo! ” (Fil 1, 21).

Buon Natale di Gesù!
 


 

a cura di  Zenit.org