VERIFICHIAMO IL
NOSTRO CAMMINO
Sintesi
dell’esortazione di Irene Quarato sul tema: “l’Alleanza: conseguenze
nella vita personale, familiare e sociale”.
Ritiro
della Fraternità “Tenda di Davide” del 9/10 luglio 2005.
"Siamo alla fine
dell'anno sociale e siamo ad un punto del nostro cammino, che da quest'anno
segue il tempo della Chiesa, e quindi si chiuderà con l'ultima domenica del
tempo ordinario. E' il tempo di fermarci per verificare il nostro cammino,
per fare il punto della situazione. Periodicamente abbiamo bisogno di
guardare dove stiamo andando, cosa stiamo facendo, che cosa dobbiamo
migliorare, che cosa dobbiamo modificare......"
Con queste parole ha
esordito Irene Quarato, la nostra sorella, moderatrice generale della
Comunità, all'incontro che si è tenuto a Novoli (LE) presso il Centro di
spiritualità "Le Sorgenti" di Padre Mario Marafioti, dove la fraternità
Tenda di Davide ha trascorso circa ventiquattro ore di ritiro.
Per noi è una grande
gioia -ha detto Irene - fare questa verifica, all'indomani
dell'approvazione del nostro Statuto, perché diventa una cosa più concreta,
molto più importante.
Dall'approvazione del
nostro Statuto, infatti, è scaturita una conseguenza: la Chiesa ci ha
riconosciuto come carisma, come una opportunità per la stessa Chiesa.
Questa cosa ci pone di
fronte alla nostra chiamata in maniera particolarmente seria perché la
vocazione che abbiamo ricevuto, noi che abbiamo fatto l’Alleanza, è una
vocazione forte dalla quale adesso la Chiesa si attende molto.
Adesso siamo sotto i
riflettori della Chiesa e non solo nella diocesi di Foggia, dove c'è stata
l'approvazione dello Statuto, ma ovunque c'è un fratello che ha fatto la
nostra stessa Alleanza.
Dobbiamo chiedere
continuamente al Signore di donarci la grazia di rispondere pienamente a
questa vocazione. Voi capite bene, che il verificare la nostra risposta a
questa chiamata di Dio, dovrà essere azione frequente. Sempre di più ci
dovremo interrogare alla luce dello Statuto approvato.
Io dico che
quotidianamente dovremo fare questa verifica.
Per fare questo noi
dobbiamo chiedere aiuto al Signore. Dice Padre Josemarìa Escrivà, fondatore
dell’Opus Dei, che dobbiamo prendere l'armatura per combattere contro ciò
che non ci fa mettere a nudo d'avanti al Signore per riconoscere la nostra
debolezza, la nostra incapacità, il nostro peccato.
E’ proprio vero che
verificare la nostra vita è una cosa che ci spaventa, perché significa
incontrare la sconfitta. Quindi questa cosa nel metterci paura ci fa perdere
coraggio.
Il coraggio, invece,
deve accompagnare la verifica che vogliamo fare. Dobbiamo invocare lo
Spirito Santo perché ci aiuti a guardare dentro di noi e fare “un esame
particolare”: vedere alla luce di Dio e prendere coscienza che c'è qualcosa
che deve cambiare, un difetto dominante che bisogna sradicare. Fare cioè una
dichiarazione di guerra: io parto all'attacco per sconfiggere il mio
peccato.
La verifica particolare
significa che io voglio dichiarare guerra a quella parte di me che non
risponde alla volontà di Dio.
La nostra vita
spirituale è un cammino verso l'alto, è un arrampicarsi, un salire sul
monte. Il cammino deve essere conquistato giorno dopo giorno e ci sarà il
momento in cui ci sbucceremo le ginocchia, ci spezzeremo le unghie per
arrampicarci e ci sarà un altro momento in cui voleremo su ali d'aquila.
Dopo questa premessa,
voglio leggervi quello che ognuno di noi si è impegnato a fare quando ha
professato l'Alleanza.
Lo Statuto dice
all'art.7: " Gli alleati sono coloro che, avendo assunto l'impegno di
alleanza, si impegnano a:
-Dedicare la propria
vita al Signore, vivendo pienamente la spiritualità della Comunità;
-Vivere una vita
intensamente eucaristica;
-Dedicare un congruo
tempo quotidiano all'ascolto della Parola di Dio e alla preghiera;
-Condividere la propria
vita con i fratelli della Comunità;
-Essere aperti
all'accoglienza;
-Partecipare agli
incontri di preghiera e di formazione;
-Partecipare secondo i
carismi alle attività missionarie della comunità;
-Rispettare il ministero
dei responsabili;
-Essere fedele alle
quattro promesse: povertà, perdono permanente, costruzione dell'amore,
servizio;
-Versare la decima;
-Vivere il sostegno
fraterno nella Comunità.”
Questo è il punto 1
dell'art.7 del nostro Statuto e su questo vogliamo verificarci, vedere se
effettivamente l'Alleanza che abbiamo fatto il 9 gennaio di quest'anno, noi
la viviamo tutt'oggi e quindi possiamo dire: "Io ho vissuto questa
alleanza!".
Dedicare la propria vita al Signore.
Dobbiamo sempre e
continuamente ricominciare da Cristo. Le altre cose possiamo viverle,
capirle, accettarle, se al centro c'è Gesù Cristo. Dedicare la propria vita
al Signore significa che tutto il resto, proprio tutto, dalle cose più
nobili alle più necessarie della nostra vita diventano una conseguenza.
Nel momento in cui ci ha
dato la grazia di incontrarlo e di conoscerlo, il Signore ci ha dato
veramente tanto. E noi in particolare possiamo dire di aver ricevuto la
grazia di essere stati chiamati a fare esperienza comunitaria, di trovare
fratelli con cui io possiamo parlare del Signore ed essere capiti, fratelli
che hanno lo stesso nostro desiderio e lo stesso pensiero.
Ma come dice il Maestro:
“A chi ha molto ricevuto, molto sarà richiesto". A questa grazia dobbiamo
rispondere, molto di più perché il Signore con noi sarà esigente.
Se hai promesso la vita
al Signore, tu non potrai più decidere da solo. Diceva Padre Escrivà: <<non
potrai prendere una decisione senza soffermarti d'avanti al Signore>>.
Questo significa dedicare la vita al Signore! Soffermarsi a valutare e a
condividere con la comunità, significa soffermarsi d'avanti a Dio. Dio è
nella Comunità, nel Corpo che abbiamo scelto e nell'Alleanza che abbiamo
fatto.
Dedicare la mia vita al
Signore significa ricominciare daccapo nella preghiera personale, vivere una
vita intensamente eucaristica e dedicare un congruo tempo all'ascolto
della Parola di Dio e alla preghiera. Tu sai quanto è il tempo che il
Signore ti chiede di stare d'avanti a Lui! Il Signore accetta e rispetta la
diversità di ciascuno.
Vivere una vita intensamente eucaristica
Vivere una vita
intensamente eucaristica significa
che io devo fare il punto della situazione, non soltanto con la S. Messa
quotidiana, ma con il mio rapporto con il Signore Eucaristia. Vivere una
vita “intensamente” eucaristica, mettere il Signore Gesù Eucaristia al
centro della mia vita significa dire che della domenica ne faccio
‘veramente’ il giorno del Signore. Anche questo è un modo per testimoniare
in un mondo e in momento storico particolare, la mia appartenenza alla
Chiesa cattolica e la mia fede in Gesù Cristo.
In occasione
dell’approvazione del nostro Statuto, la Comunità Magnificat Dominum è stata
presentata alla diocesi di Foggia come una realtà di consacrati, cioè gli
impegni che noi assumiamo chiamandoli ‘promesse’, per la Chiesa equivalgono
a ‘voti privati’.
Nelle considerazioni
previe dello Statuto poi, come premessa, è indicato che noi vogliamo vivere
la prima comunità cristiana. Se voi ricordate nelle prime comunità cristiane
i pagani che si convertivano prendevano le loro proprietà, le loro sostanze
e le deponevano ai piedi degli apostoli che li distribuivano secondo le
necessità di ciascuno.
E' ovvio che la
nostra decima ha questo senso, ma le nostre proprietà sono più della
decima: sono le nostre case, le nostre macchine, le nostre risorse, le
nostre capacità, i nostri carismi, la nostra stessa vita. Condividere la
propria vita con i fratelli della Comunità nel senso che si prendere quello
che siamo per metterlo ai piedi degli apostoli perché venga distribuito
secondo il bisogno di ciascuno.
Condividere significa
mettere a disposizione anche la mia esperienza spirituale che può essere
positiva, piena di grazia ma può essere anche una esperienza di difficoltà,
di povertà, di miseria spirituale, perché possa ricevere quello che viene
distribuito a chi ha bisogno.
Essere
aperti all'accoglienza
Essere aperti
all'accoglienza
vuol dire essere aperti ad ogni prospettiva, anche alla possibilità che il
Signore possa chiamare a far parte della Comunità fratelli antipatici;
essere aperti ad ogni dimensione familiare e sociale che il Signore ci sta
prospettando. Vuol dire aprire il cuore, accogliere gli ultimi, avere una
attenzione per i più semplici, i poveri e i bambini.
Vuol dire avere quella
sensibilità, quello sguardo che ti fa cogliere il bisogno dell'altro. Può
essere un bisogno spirituale o un bisogno materiale o economico. Però è una
sensibilità che il Signore chiede a ciascuno e in questo è necessario
crescere ed educarsi.
Partecipare secondo i carismi alle attività missionarie della comunità
Siamo tutti chiamati a
partecipare secondo il carisma che ci è riconosciuto dai Responsabili della
Comunità. Chi ha il carisma di intercessione per una situazione, chi ha il
dono di intuire come va a finire una situazione, chi di animare la preghiera
. Ognuno deve dare il suo contributo con il suo carisma all'evangelizzazione
e ogni fraternità lo deve fare come corpo. Noi non potremo dire: ma io
sono pieno di impegni, ho il mio lavoro, la mia famiglia perché tutti siamo
chiamati là dove il Signore ci chiama, restando fedeli alle quattro promesse
che abbiamo fatto: povertà, perdono permanente,costruzione dell'amore,
servizio.
A cura di Franca e Nando Tornese